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Chi siamo

Discussioni, tavoli e gruppi di lavoro sulle problematiche che attanagliano
la società nazionale e il nostro territorio molisano.

Socializzazione, impegno politico per la causa comune.

Che cosa triste e indifferente siamo diventati al giorno d’oggi?
Che senso possiamo dare al concetto di persona?

Guardandoci intorno la sensazione è quella di vagare in una marea informe di festanti,cibernetici adepti della massificazione più spinta e letale.
Porci il problema della deriva culturale contemporanea significa porre le basi per uno scavalcamento della crisi della società e per acquisire consapevolezza e “mestiere” nello scioglimento di alcuni nodi di potere che ormai si sono incarnati nei gangli del sistema e, cosa nettamente più drammatica, che sono supinamente accettati nei processi mentali e nelle tonalità affettive delle moltitudini.
Dobbiamo essere come castori, costruire pazientemente dighe vigorose atte a resistere, ed edificare su basi nuove e più solide la consapevolezza dei temi fondamentali che ci preoccupano. E ci devono preoccupare non perché sono i miei, i tuoi, i suoi problemi, ma perche sono i problemi e le ansie di tutta una società, e le ansie degli altri devono tornare ad essere anche la nostra preoccupazione e l’oggetto della nostra cura.
L’imbarbarimento culturale orchestrato da chi oggi detiene il potere è invece finalizzato al disgregamento della società, una demolizione però che ha caratteristiche anomale e difficili da contrastare. Loro disgregano, sciolgono i nodi della solidarietà e dell’affetto per il prossimo con una subdola operazione di massificazione nel culto dell’apparenza e del superfluo. Distraggono la gente con programmi demenziali e scacciapensieri, che rendono la vita e le vicende delle persone un superficiale stare a galla tra il gossip e la moda. Anestetizzano il pubblico (perché il popolo oggi è soltanto un pubblico a tutti gli effetti, misurato solo in termini di audience e non di esigenze o bisogni) mettendo in scena una quotidianità vuota e penosa, sull’esempio di quella dei reality show o sui sentimenti strumentali della maggior parte delle canzoni sanremesi, al solo scopo di allontanare lo spettatore dalla quotidianità e dalle necessità vere. Ingannano creando falsi e riduttivi miti di costume(il tronista o la velina), falsi nemici pubblici (il diverso o lo straniero), false esigenze di spensieratezza (i telequiz e i giochi a premi, le scommesse, il win for life) falsi sentimentalismi e soprattutto riconducendo le speranze e le aspettative della gente ai margini del ridicolo.
Il costume culturale di oggi è sconcertante, e sconcertanti siamo noi che prestiamo le nostre vite e la nostra dignità di persone a questo gioco ingannevole.

Forse è quindi vero che il compito principale di chi ha a cuore il presente e il futuro è quello di operare un nuovo rinascimento culturale, basato sull’impegno, sulla passione e su idee di solidarietà e di resistenza. Un rinascimento che metta in luce le magagne e le falsità di una televisione futile e superficiale, di una filosofia dell’apparenza, di un culto dell’ammansimento generale, di una spinta all’anestesia favolistica e mediatica che allontana dal paese reale. Un rinascimento culturale che riporti al centro l’uomo come essere sociale e profondo, come persona non superficiale, come soggetto di dignità e non un semplice spettatore da ridurre in schiavitù. O peggio da portare su un’altra scala di valori o su un’altra etica, di modo che non possa essere più di impiccio a chi, del paese reale appunto, ne fa quel che vuole, rovinandolo tristemente.

E’ quindi il caso di svegliarsi da questa ipnosi, di tornare a pensare con la propria testa, di rivedere quali effettivamente sono le cose importanti e degne di essere inseguite. E’ tempo di una educazione alla bellezza profonda della dignità delle persone, della nostra dignità di popolo. Perché non siamo solo un pubblico, noi siamo un popolo!

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